venerdì 16 giugno 2017

POPOL VUH MEGAPOST


Popol Vuh

I Popol Vuh sono stati un gruppo tedesco che univa Kosmische musik e proto-new age, fondato da Florian Fricke nel 1969 insieme con Holger Trulzsch (percussioni) e Frank Fiedler (strumenti elettronici). Altri importanti componenti dei due decenni successivi furono Daniel Fichelscher e Bob Eliscu.
La band prese questo nome in omaggio al Popol Vuh, il "libro della comunità", antico testo della tradizione dei Quiché, popolo di etnia Maya stanziato nelle zone del Guatemala che raccoglie leggende sulla creazione del mondo, tradizione spirituale di questa popolazione, riporta una credenza Quiché, secondo cui particolari suoni possono garantire armonia ed equilibrio alla mente

Biografia
Il gruppo cominciò suonando uno stile di musica elettronica che anticipava l'ambient di Brian Eno e Robert Fripp, come risulta chiaro dal primo disco, considerato buono ma "acerbo" Affenstunde, ispirato da tematiche spirituali e caratterizzato dall'utilizzo degli allora nuovi sintetizzatori Moog. I Popol Vuh furono i primi interpreti del Krautrock ad adottare tale strumento.
Lo stile "elettronico" continuò solo nel disco successivo, In den Gärten Pharaos, ben più ambizioso del disco d'esordio, grazie all'esplorazione delle atmosfere "ambient" e all'introduzione di strumenti acustici, tra cui la tambura indiana. L'aspetto mistico fu ulteriormente sviluppato ed uno dei brani venne registrato nella cattedrale di Bamberg (in Baviera), il cui organo a canne fu energicamente suonato da Fricke. La dissonanza tra i sintetizzatori e gli altri strumenti, nonché la singolarità con cui si alternano, spinsero alcuni a considerarla una delle loro prove migliori.
Dopo queste due uscite, Fricke abbandonò quasi completamente l'utilizzo di strumenti elettronici, in favore di composizioni dominate dal pianoforte e da strumenti acustici, svolta dovuta al fatto che la musica elettronica non poteva esprimere, a detta del gruppo, il potenziale e la purezza spirituale racchiusa nei suoi nuovi progetti.
Il terzo disco, Hosianna Mantra, da molti considerato uno dei loro capolavori, approfondì l'esplorazione di temi religiosi e spirituali. La ricerca di armonia tra la musica sacra cristiana ed il misticismo della tradizione induista e lo sforzo di riconciliazione tra oriente ed occidente operato dal gruppo, rappresentano uno dei primi esperimenti di world fusion music. Di rilievo in questo album il debutto nella formazione del soprano sudcoreano Djong Yun, che avrebbe cantato con il gruppo fino alla fine degli anni settanta.
Nei lavori successivi, il gruppo si evolse ulteriormente includendo tutte le tipologie di strumenti: aerofoni, percussioni e cordofoni, sia elettrici sia acustici, vennero combinati per creare un'aura mistica che rendesse la loro musica spirituale ed introspettiva. Secondo il parere di molti, pur confermandosi valida, la band non riuscì però a eguagliare la qualità artistica dell'album Hosianna Mantra, e le numerose opere che lo seguirono.
Il gruppo incise anche alcune colonne sonore dei film di Werner Herzog, inclusi Nosferatu, principe della notte, Aguirre, furore di Dio, Fitzcarraldo e L'enigma di Kaspar Hauser (in cui, tra l'altro, compariva anche Fricke in veste di attore, così come era apparso precedentemente in Segni di vita, sempre di Herzog, nel 1968).
Le opere seguenti includono Einsjäger und Siebenjäger (1974) ed Das Hohelied Salomos (1975), entrambi ispirati ai salmi di Re Salomone; Herz aus Glass (1977), il primo di una serie di album finalizzata ad uso cinematografico; City Raga (1995), un concept album includente l'omonimo singolo che godette discreta notorietà in Francia, e Shepherd's Symphony (1997), che segnò una svolta verso sonorità più hip hop.
Il loro ultimo album fu Messa di Orfeo (1998) che venne realizzato con l'aiuto di cento musicisti.
Il gruppo si sciolse dopo la morte di Florian Fricke, avvenuta a Monaco di Baviera il 29 dicembre 2001.
I Popol Vuh influenzarono molte altre band europee grazie alla loro unica strumentazione e ad un sound semplice ed elaborato al tempo stesso, la cui filosofia si ispirava alla musica orientale, africana e alle civiltà precolombiane. In questo modo crearono una sorta di "musica per sognare", salendo un gradino al di sopra del rock psichedelico.[senza fonte] I Popol Vuh sono infatti considerati i precursori della new age e della world music.

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POPOL VUH

La cosmogonia dei figli della musica

Alla base di un particolare tipo di ricerca sonora e’ lo smantellamento delle sovrastrutture armoniche, con i Popol Vuh si tende verso l’assoluto, e la stessa musica, con la sua penetrazione nel corpo, viene concepita come corpo, mente, dio. Il preziosismo tecnico viene smantellato per lasciare il posto all’essenza della musica: di qui la inimmaginabile forza del loro sound.
Il tentare di aprirsi verso una musica assolutamente libera, trasparente, non condizionata dai motivi commerciali è nelle intenzioni dei musicisti considerati all’avanguardia, il fine ultimo di quel tipo di ricerca che non si ferma alle limitazioni armoniche, ma scava alle fondamente psicologiche e sociali di una musica intesa come proiezione artistica dell’essenza stessa dell’uomo. Assistiamo cosi in campo jazzistico, rockistico ma solo in qualche caso, ed in quello ‘elettronico’ per eccellenza, all’espandersi del cosmo individuale di ogni gruppo od artista, ed al fluire contemporaneo e progressivo verso forme antischematische, metafisische, essenziali, spesso di difficile comprensione.
In questo contesto, seppure verso i confini di un orizzonte vastissimo, abbiamo parlato più volte e ci siamo compiaciuti nel trovare i sintomi di un progresso e di una ricettività eccezionali sopratutto nei gruppi tedeschi.
Cominciamo oggi un essame accurato di alcuni die essi, quando i vari Amon Duul II, Can ed Embryo, seppure tra discordie di pareri e perplessità varie, hanno dato uno scossone formidabile all’establishment musicale europeo di impronta marcatamente ingiese.

Parliamo dunque dei Popol Vuh, ed iniziamo purtroppo con delle note dolenti: le loro opere sono di difficilissima reperibilità e poche sono le speranze di portare ad un pubblico sufficientemente vasto una musicha che non esitiamo a definire straordinaria.
Il nome del gruppo prende forma dall’unione die due termini apprarentemente incomprensibili: il primo, ‘popol’ viene ripreso dal titolo di un antico libro sacro degli indiani Quiche; il secundo, ‘Vuh’, è il nome di certe deità, noché una parola magìca che significa ‘ubertosità, luce, sole, ghiande infuocata’.
Ecco, per bocca degli stessi interessati, maggiori chiarimenti: “ ... in questo nostro paese, la Germania, abbiamo un’antica tradizione creativa, il cui fondamento si può ritrovare in una sorta di predisposizione mistica verso l’Assoluto. Dietro di noi abbiamo uno stuolo die peoti, di filosofi, di moltissima e splendida musica, i quali tutti rappresentano, in definitiva, il fascismo nella sua essenza più genuina. Ma attualmente possiamo dire di vivere in grande libertà, viviamo soprattutto criticamente rispetto all’euforia di massa, e alle distruzioni di massa. Noi lavoriamo ad una musica che è in sé stessa cosi libera da consentire a chi l’ascolta di abbandonarsi alle proprie fantasie. Noi cerchiamo e troviamoin antichi libri, che trattano dell’unita materiale ed immateriale del cosmo umano, la struttura di base, armonica e sonora, che reca in sé la forza della trasformazione. Così noi stessi sperimentiamo la musica come una testimonianza e questo messaggio lo trasmettiamo agli altri
Simili esplicazioni, come facilmente si può notare, travalicano grandemente il fattore strettamente musicale, per arrivare a profondità sociali, religiose, culturali che lasciano di stucco. Ed accanto ad esse vive un mondo di suoni e di sensazioni davvero inarrivabile, indicibile nella sua maestosità, nella sua bellezza cosmica. I Popol Vuh colpiscono la nostra immaginazione, la nostra fantasia con raffische fatte di esotismo e di esoterismo tibrico; raggiungonzo il segno della nostraessenza, affascinano sensi e nervi, catturano la nostra attenzione e la nostra mente, per trasportarci in paesaggi lontani, in mondi diversi, in quelli iperurranio dove il nostro inconscio, la parte più intima e nascosta di noi stessi, trova la chiarezza e tendre a risplendere.
L’ascolto di “In den Garten Pharaos”, secondo album del gruppo è semplicemente scioccante. Ma preferiamo lasciare a Florian Fricke (Moog,Organo, piano e tastiere varie) il compito di introdurci più sapientemente alla loro musica.
Scrive Ficke: Intendiamo la Parola, il Canto ed il Suono come riscoperta di Dio, come Forza Risanatrice, come Corruzione e come Violenza. Tengo a spiegare ognuno di questi caratteri programmatici:

PARLO CANTO E SUONO COME RISCOPERTA DI DIO
“Nell’architettura dei tre principi della cosmogonia tibetana, il cui gradino più alto è l óttavo, con alla base quello zero che viene considerato come raffigurazione, della pRE-cREAZIONE, DEL Non- Nato, il senso dell’ottavo gradino, quello del Principe Spirituale. Ad esso, solitamente irraggiungibile per l‘uomo, si perviene con l ‘aiuto della Parola, del Canto o con la dedizione al Suono Interiore, alla parola stessa di Dio, detta ‘OM’”.
La Parola raffigura l ‘aspetto della Potenza; il Canto l’aspetto dell’Amore; la dedizione al Suono Interiore costituisce la via che conduce direttamente a Dio. L’orecchio è un organo femminile; nelle orecchie dimorano le dee delle direzioni spaziali, le pardone dell’elemento spazio che nel muscolo dell’orecchio è il grembo materno di questo suono che irrompe e subito “colora lo spirito”, come dice un antico proverbio indiano.
E cosi Parola e Canto influiscono in maniera determinante sull’equilibrio dell’uomo, e, ordinati secondo un rituale religioso, Parola, Canto e Suono contribuiscono nel modo più perfetto ad avvicinare l’uomo a Dio”.
A questo punto viene spontaneo domandarsi se quella dei Popol Vuh, musica concepita e strutturata su basi simili, abbia effettivamente del pazzesco o no. A noi personalmente appare come un tentativo straordinario, se considerato sia alle luce delle sue cause prime, che non anche per i suoi effetti; quelli musicali sono ineguagliabili e, quel che più conta, a nostro avviso fani quali il ‘600 ed il ‘7000, forse i migliori della storia musicale tedesca, per arrivare, poi, al rifiuto dello schematismo e delle reogre canoniche che nacque con l‘introduzione della sinfonia (Haydn, Beethoven, Mozart). Come allora, anche oggi assistiamo ad un revival del gusto per le espressioni timbriche e non melodiche, rivoluzionarie se vogliamo, ma che in pratica tendono verso proposizioni violente, ossessive, evocanti, determinate sensazioni.
Quello che avviene in pratica è lo smantellamento della costruzione tecnica per arrivare all’essenza della musica: oggi come allora, tendere verso l‘assoluto.
Ma il riallacciarsi anche e soprattutto a teorie di origine orientale, costituisce un altro punto fermo della costruzione armonica del Popol Vuh. Vediamolo insieme.
“....Non è più un utopia credere che il rapporto esistente fra l’altezza dei suoni, gli intervalli, la struttura dei suoni, il ritmo ed il cosmo da una parte, e l’uomo dall’altra, possano venire strutturalmente determinati entro i prossimi dieci-venti anni. L’India, invece, già da molti secoli, possiede un enorme patrimonio di analogie fra musica e natura, musica e corpo umano, musica e sistema planetario. L’India possiede, ad esemplo, la chiave drammaturgica del mistero della penetrazione della musica nel corpo. Se noi dovessimo riuscire, oltre che conoscere, anche a vivere intimamente le nuove aperture musicali che ci proponiamo di scoprire, e sulle quali, invece, il mondo orientale possiede un’enorme cultura per noi inarrivabile, allora noi saremmo di nuovo in grado di servirci della musica come di un potente mezzo terapeutico.
Vorremmo qui far notare come la costruzione armonica di origini orientale abbio precise rispondenze con caratteri prettamente fisici, ed infatti vedlamo come sono divisi i toni fondamentali: il primo, essenziale, trova una sua corrispondenza nell’anima; il secondo, nella testa; il terzo, nel braccio; il quarto, nel petto; il quinto, nel collo; il sesto nei fianchi; il settimo, nei piedi.
Una spiegazione forse più logica è la seguente; se mentre si suona si cerca di rapportare al suono emesso la parte del corpo corrispondente ad esso, si perviene allora ad una totale identità fisica con il suono, imprimendo a questúltimo una grande forza di persuasione: ancora più in pratica (e maggiormente in questo sta il fascino dei Popol Vuh), si può raggiungere, attraverso linee musicali, la massima espresione del proprio io interiore.
La musica dei Popol Vuh nasconde un’inimmaginabile forza, oppure, nel caso negativo, una tremenda violenza, poiché si è necessariamente costretti a considerare la musica sotto diversi aspetti. Quando si constàta che non la Parola, il Suono ed il Canto si può uccidere, si può violentare il singolo od il generale, i Popol Vuh tendono di rimando ad un tipo di espressione estremamente prudente, intima diremmo, in modo da poter raggiungere, con la musica un beneficio reciproco.
Popol Vuh: Florian Fricke: Moog, piano, tastire. Holger Trulzsch: percussioni turche ed africane. Frank fiedler: Moog, mixdown.
Discografia: ‘Affenstunde‘(l’ora della scimmia), pubblicato per la Liberty.
‘In den Garten Pharaos’, per la Ohr.

Maurizio Baiata (1972)


POPOL VUH MEGAPOST

1975 : ASH RA TEMPEL / FREAK 'N' ROLL
FAUST MEGAPOST : INTERVENTI DI BAIATA,INSOLERA e CILIA + BONUS
L'INFERNO COMICO DEI FAUST Di Manuel Insolera  
MEGAPOST CAN : INTERVENTI DI INSOLERA,PERINI,MORICONI,BAIATA,GILL,DELLAR e GREGORI + BONUS AUDIO CONCERT FUNKHAUS COLOGNE 24 JUNE 1972
BRAINTICKET : UN BIGLIETTO PER IL CERVELLO Di Enzo Caffarelli
AMON DUUL : LE DINASTIE DI GHIACCIO Di Maurizio Baiata
THIRD EAR BAND : L'APPRENDISTA E LO STREGONE Di Maurizio Baiata
VAN DER GRAAF GENERATOR : LACRIME SUL PASSATO Di Manuel Insolera
AKTUALA : IL CANTICO DELLA JUNGLA e VIAGGIO NEL MAROCCO Di Marco Ferranti e Enzo Caffarelli
HENRY COW - L'IMMAGINAZIONE SENZA FILI Di Riccardo Bertoncelli
HENRY COW / INTERVISTA : FINE DELLA TRILOGIA Di Giorgio Rivieccio 
HENRY COW Di Roberto Municchi e Etero Genio 
BRIAN ENO 1975 : STRATEGIA OBLIQUA Di Riccardo Bertoncelli
L'AVVENIRE DELLA MUSICA Di John Cage
ESCLUSIVO / TERRY RILEY : L'IMMENSITA' CELESTE Di Manuel Insolera e Maria Laura Giulietti 
ROMA 1967 : LE STELLE DI MARIO SCHIFANO Di Alberto Piccinini 
TRA IL NULLA E L'ETERNITA'...LA MAHAVISHNU ORCHESTRA SI E' SCIOLTA Di Enzo Caffarelli
AREA : DALL'"AREA" DEL FREE JAZZ Di ENZO CAFFARELLI
CAPTAIN BEEFHEART : LA MONTAGNA (NON E' PIU') SACRA Di Trashman e Giancarlo Messora 
MILES DAVIS - COMPLETE SESSION FOTOGRAFICA TRATTA DAI PROVINI SU PELLICOLA DAL VIVO ALL'ARENA CROIX NOIRE AOSTA ITALY 1988 Di Danilo Jans
LA STRANA STRADA DEI SOFT MACHINE / INTERVISTA ESCLUSIVA
ERIK SATIE : LA MUSICA DELL'IMPOSSIBILE Di Carmine Pescatore
MUSICA INDUSTRIALE : RICAVARE PIACERE DALLA SOFFERENZA ALTRUI Di Andrea Venanzoni 

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